Apple design philosophy
Apple explains its design philosophy in a beautifully designed Video. [via Design Taxi]
Folgorato da Junot.
[a proposito di Nilda]
Si nascondeva la faccia dietro i capelli e leggeva i “Nuovi mutanti”, e l’unica volta che guardava dritto verso qualcosa era quando guardava fuori dalla finestra.
[a proposito di Yunior]
Io avevo quattordici anni e stavo leggendo Dhalgreen per la seconda volta; avevo un QI da spaccarvi un due, ma lo avrei scambiato subito con una faccia un minimo decente.
È così che le perdi, Junot Diaz.

La vita imita l’arte
Ho appena letto la storia di Chris Kyle e mi è venuto in mente l’aforisma di Oscar Wilde.
La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita.
In realtà prima mi è tornata in mente la sequenza del cecchino in The hurt locker e poi l’aforisma. Ho guardato anche l’intervento della vedova al convegno della National Rifle Association. Quella liturgia sulle armi mi fa un po’ paura.
Comunque sia la storia di Kyle è davvero pazzesca, come titola il Post.
Folgorato da questo pezzo di Gualazzi.
(Fonte: Spotify)
"È infatti del tutto evidente che l’obiettivo del referendum non è lasciare fuori da scuola altri bambini, ma garantire un posto a tutti, senza discriminazioni. Senza cioè che, con l’aiuto dei soldi pubblici, chi ha la possibilità economica ed è disposto ad accettare un’educazione confessionale abbia il posto garantito e gli altri no."
http://temi.repubblica.it/micromega-online/wu-ming-perche-votare-a-al-referendum-di-bologna/
“But SOCIAL circles spin too fast for me. My Hobohemia is the place to be…”
Luci a LED rotanti sulla biga. Favolosi.
My bike, my bike. I’m riding on my bicycle.
Ciao, sono un Cronut (Doughnut-Croissant).
Per il Bike to work Day pedalo con la biga veloce.
Cosa voglio fare da grande.
L’improvvisa rottura della mia sella Brooks mi ha fatto scoprire cosa voglio fare da grande: aprire un negozio di ricambi per bici.
Ho appena telefonato per avere informazioni e un messaggio registrato mi informa che
“… siamo aperti dal lunedì al venerdì, in orario continuato, dalle 08:00 alle 16:00. Grazie.”
E lascia in sottofondo Love foolosophy di Jamiroquai
Sono già le cinque passate. Con il sole di oggi, me lo immagino a spassarsela in giro circondato da bellezze di ogni tipo. Un grande.
I Marchesi del Grillo
A cinquantacinque giorni dalle elezioni, dopo un susseguirsi infinito di “nuove evidenti fasi” a cui l’Italia è stata di fronte, succede che Napolitano viene rieletto Presidente della Repubblica.
Pare che, arrivati alla sesta votazione, per Rodotà o altri non ci fossero “i numeri”. Dopo pastette, schede bianche, assenze clamorose e franchi tiratori.
Si scrive “era l’unica soluzione possibile”, si legge “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”.
La (quasi) citazione da Il Marchese del Grillo assume toni doppiamente irridenti per via del cognome del leader M5S. Capita a chi prende per i fondelli tutti quelli che non la pensano come lui, e ci può stare. Peró stavolta rivedere uno dei personaggi italiani più amati dagli italiani medesimi fa meno ridere. Furbi e potenti stanno lì a vivacchiare (bene) un altro po’, e noi (elettori) non contiamo.
Un cazzo.
Domande
Due le pone Vito Crimi dopo che un articolo di Libero, mischiando le pere con le mele in modo strumentale, in sostanza lo accusa di predicare bene e razzolare male.
“E’ questo il giornalismo in Italia? Giornalisti seri perché non dite qualcosa, perché subite la degradazione della vostra professione così senza batter ciglio?”
Le domande arrivano insieme a una serie di giustificazioni che porta alla mente la lista resa immortale da John Belushi. La mossa non è stata efficace e la polemica cresce (sic!). Certo qualche frase non è proprio azzeccata (e temo resterà negli annali).
“… avevo il tablet aperto sul tavolo…”
Un’altra domanda la scrivo io: un senatore della Repubblica deve giustificarsi perché viaggia in treno?
Vintage Social Networking Before The Internet. [via Design Taxi].